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Hibiscus Ristorante di Antonio Figus (art. da Millenium
- Almanacco della Sardegna)
In una casa campidanese del 1908 in stile liberty nel
1995 nasce il Ristorante "Hibiscus", a seguire questo progetto c'è lo chef
Antonio Figus, consulente di gastronomia e maestro di cucina, propone la
cucina regionale rivisitandola e dandole un nuovo vestito con cui fare festa.
I menù sono brevi e mirati, seguono rigorosamente il corso delle stagioni
con le loro primizie. La casa è confortevole, arredata con gusto, cornice
per una cucina di alto livello. Nel lato rustico si sviluppano menù di carne
con caminetto a vista. Personalmente segue corsi privati di cucina, ed è
consulente su internet della Barilla nel sito www.barilla.it rubrica dei
maestri di cucina. Il locale è sito in via dante, 81/83 a Quartu Sant'Elena.
Hibiscus (art. da Grand Gourmet Rivista internazionale
di Alta Cucina e bien vivre)
Una
casa padronale tipica del Campidano, quasi al centro di Quartu ma piena
di verde con un bel giardino ricco di hibiscus e palme. C'è un'ampia cantina
rustica dove si servono menu veloci di carne e, lungo il lato lungo, il
ristorante composto di varie salette. È rimasta l'atmosfera di casa signorile
elegante con i decori dei soffitti, gli affreschi alle pareti, e i pochi
ma significativi mobili e arredi. I tavoli sono pochi e ben distanziati.
C'è una piccola carta dei vini, un servizio curato. In cucina Antonio Figus
è chef di mano veloce, sguardo attento, voglia di imparare e sicura ambizione.
Ha fatto scuola nel miglior ristorante di Cagliari, il Corsaro, ma ha trovato
anche il tempo di andare in giro a curiosare e apprendere. Il menù ne dimostra
le capacità con una serie di proposte che cercano di superare la ripetitività
dei piatti che usualmente vengono proposti nella zona. I prodotti usati
sono tra i migliori da noi assaggiati e dimostrano un'attenzione autentica
alla qualità. Come i dolcissimi pomodori "camona", primizia locale, che
Antonio abbina a gamberi e alle piccole verdure di stagione, o la saporita
bottarga di muggine di un piccolo artigiano che esalta l'insalata di broccoli,
cavoli e lame di pecorino. Tra i primi non ci sono piaciuti i ravioli di
cipolla e melanzane ricoperti da troppo ragù, migliori invece le orecchiette
nere al pesto di Carloforte. Tra i secondi citiamo una leggera e sfiziosa
orata con patate e carciofi e una padellata di rana pescatrice con patate
e gamberi. Nei dolci lo chef si scatena: soufflé ghiacciato all'arancio,
perfetto al caffè, semifreddo al croccante e tanti altri ancora, ognuno
ben decorato con salse colorate e dolcetti sardi miniaturizzati.
Ristorante Pasta e sughi all'italiana (art. da Italia
mag@zine)
Prelibate specialità sarde
in un'antica casa liberty.
In
una casa campidanese in stile liberty dei primi del Novecento è ubicato
l'Hibiscus Ristorante, seguito dallo chef Antonio Figus, consulente di gastronomia,
maestro di cucina e docente alberghiero: egli propone la cucina del territorio
rivisitandola nei contenuti, utilizzando ingredienti di altissimo livello
e dandole una nuova immagine nei contenuti cromatici. I menù sono mirati
e seguono rigorosamente il corso delle stagioni con le loro primizie. La
casa è bellissima e confortevole, arredata con gusto: la giusta cornice
per una cucina di alto livello. Il servizio è preciso e veloce. Nel lato
rustico con caminetto a vista, La Cantina, si privilegiano menù di carne.
Tra le specialità che vi consigliamo di assaggiare il gamberone rosso al
forno con dadini di pancetta e pomodorini arrosto; flan di pecorino, salsa
in crescione e bottarga di muggine all'olio di rosmarino; formagelline miniaturizzate
con ripieno di ricotta dolce. Antonio Figus tiene corsi di cucina per privati
e per addetti ai lavori che desiderino perfezionarsi.
Ristorante Hibiscus (art. da Atmosfere)
quelle opere d'arte firmate da Antonio Figus -
di LUCHINO CORRIAS
Più
che le luci dell'insegna, il nome viene segnalato con il classico passaparola
che attraversa i mari e i paesi. Il ricordo di sapori e particolari alchimie
culinarie, goduti una volta, una volta soltanto, diventano il filo sottile
che traccia la strada che porta in questo angolo di Sardegna. Le sensazioni
di una cena, un piatto particolare, la bottiglia di vino conservata gelosamente
e stappata per un'irripetibile combinazione di gusti e sapori. La scenografia,
anche quella, delle pietanze, i colori, lo spettacolo della presentazione
di un piatto, della sua elaborazione "in diretta", come la torta del banchetto
nuziale: pan di Spagna modellato e infarcito, portata dopo portata, tra
le felicitazioni e gli auguri, sino al taglio finale degli sposi. Distribuiti
tra i tavoli nella lolla, oppure all'interno della casa, nella sala ampia
e luminosa, nelle stanze più raccolte, più intime, i commensali degustano
e assaporano. Fanno i conti con una cultura spesso cancellata, sotterrata
dal fast food, dal precotto, dalla produzione in serie, dal congelatore.
E imparano nuovamente. Reimparano la catena che porta dalla ricerca dei
prodotti, di quei prodotti unici, alla loro preparazione, al lavoro che
li ha elevati a pietanze da gourmet, al miglior modo di preannunciarli sul
menù e di presentarli sul tavolo. Il nome del locale, pardon del ristorante,
si fonde con quello dell'alchimista che trascorre le giornate tra i mercati
e la cucina, a selezionare, centrifugare, impastare, con un'attitudine a
trasmettere la sapienza all'allievo di turno, uno solo per tre anni: "Poi
lo 'caccio' via. Deve mettere le ali e seguire la sua strada, anche se lo
osservo a distanza, ne seguo gli spostamenti, continuo a dargli consigli,
a incoraggiarlo a spostarsi da un locale all'altro". Da un locale all'altro,
da un paese all'altro, dalla Sardegna, sino a luoghi sconosciuti, per rientrare
un giorno in quest'isola, dopo aver raccolto le spezie particolari che compongono
quello che difficilmente può essere confuso con un mestiere. Chef è passione:
un giorno si entra in cucina a mettere ordine, tagliare e lavare, e non
se ne esce più. Antonio Figus è entrato ad undici anni nel laboratorio di
una pasticceria, oggi, a quarantaquattro anni, è tra i più rinomati chef
d'Italia.
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| Yuri Keki e Antonio Figus |
Ed è qui, a Quartu, nel ristorante Hibiscus (Via Dante, 81/83), di cui è
titolare e chef, che ha realizzato il miracolo del ristorante senza insegna
conosciuto dappertutto. "Ho anche tutta la cartellonistica pronta, ma è
chiusa in magazzino, non l'ho mai utilizzata. Come l'insegna che resta spenta".
E comunque per trovare posto, pranzare, o cenare è meglio prenotare, perchè
"molto spesso i clienti che si presentano all'ultimo momento rischiano di
non entrare". Un'ampia e caratteristica casa campidanese si apre oltre il
portone di Via Dante. I tavoli trovano posto nella lolla, nel salone e nelle
stanze quasi riservate della casa. Gli arredi, i dettagli sono curati senza
eccedere, perche i protagonisti sono menù e piatti, e il servizio perfetto,
curato nei minimi particolari. Al ristorante si è aggiunta la bisteccheria
("La Cantina"), realizzata, appunto, nella cantina della casa, dove si consumano
pietanze a base di carne, solo carne, e dove sono allineate in bella mostra
le bottiglie vuote di vini pregiati, sui quali i commensali hanno apposto
firma e data dell'evento: il giorno in cui sono passati e hanno degustato
quel vino, quel vino unico e introvabile. Tra Hibiscus e Cantina, lo chef
"educa" i clienti: "Indubbiamente proporre pietanze elaborate significa
rieducare il cliente a gusti e sapori che la moderna alimentazione ha fatto
dimenticare. Qui è tutto naturale, anche i pesci non sono di acquacultura.
I prodotti sono ricercati con cura, e ciascuno elaborato secondo le esperienze
che ho maturato. Anche la presentazione dei piatti, le uscite dei dessert,
ad esempio, hanno una loro cornice particolare, una cura per il dettaglio
artistico. E poi la proposta. Quando sono arrivato qui, ho cominciato a
sfrondare il menù, a ridurre per non annegare il cliente in una miriade
di proposte". Il cliente gourmet comincia comprendere l'importanza della
scelta del prodotto, a capire finalmente non solo la grossolana e palmare
differenza con il fast food, ma con più elaborati e abbaglianti manicaretti
e leccornie che altrove nascondono un trucco ben occultato. Con prezzi che
variano dai 35 ai 50 euro a coperto, reimparano a mangiare, ci
prendono gusto, e ritornano, ritornano sempre, o segnalano il ristorante,
fanno propaganda ai raviolini alla cipolla rossa con burro centrifugato
e formaggio di capra, a un'entrecòte con salsa di gorgonzola. Sfogliare
i menù dell'Hibiscus è mettere alla prova i cinque sensi, udito compreso,
col maitre che insuffla all'orecchio del cliente il "racconto dell'elaborazione
in cucina, gli ingredienti, come si presenta, forma e contenuto dell'opera
d'arte questa volta da degustare. Un'arte che non si impara sui libri, o
non soltanto su quelli.
"E' farina del mio sacco -dice Antonio Figus-, frutto della passione, ma
anche della voglia di uscire da un ambiente un po' troppo chiuso". La passione
e la voglia di evadere l'hanno portato in Germania, Giappone, Danimarca,
Francia, ad acquisire un'esperienza che ha riversato nel lavoro, che non
è più solo cucinare, o stare in cucina. Le consulenze, i pronto soccorso,
le apparizioni in tv, le menzioni particolari, i premi, i concorsi, le recensioni
sui giornali, le ricette d'autore, l'insegnamento, gli stage: riassumere
la carriera dello chef è praticamente impossibile. Tra i primi chef d'ltalia,
si diverte in quelli che chiama pronto soccorso, gli interventi in extremis
che i gestori di altri locali, disperati per la defezione dell'ultima ora
del capocuoco designato, gli chiedono di fare. E allora è un gran riavviare,
reimpostare, tagliare e ricucire menù, togliendo piatti inutili e proponendone
di nuovi, secondo una tecnica e un'abilità appresa non si sa dove, non si
sa come. L 'arte che non si impara sui libri, ha solo una ricetta: la devozione
assoluta a questo mestiere. "Ho un solo collaboratore, aspirante chef. Sta
al mio fianco per tre anni. Prima di iniziare chiarisco subito le cose.
Qui non esiste più la famiglia, la fidanzata, e comunque il tempo è interamente
dedicato al lavoro. Qui imparano a redigere un menù, a studiare la composizione
chimica degli alimenti, le trasformazioni cui sono soggetti nella lavorazione
e cottura. Imparano a ricercare i prodotti naturali, a riconoscerli. Loro,
col taccuino in mano, prendono nota, riportano su carta il frutto delle
nostre conversazioni. Dopo tre anni, finisce questa esperienza, e se ne
deve aprire un'altra. Via in un altro locale, in un altro paese, a imparare
ancora. E comunque li seguo, continuo a indirizzarli, a consigliarli, a
segnalarli ai locali di tutta Europa". Una ricetta che evidentemente funziona,
visto che sono in tanti a spacciarsi per ex discepoli di Antonio Figus.
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